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Che cos’è la bellezza? Fin dai tempi più antichi l’uomo si è posto questa domanda, nel tentativo di definire cosa è “bello” nel qui e ora del suo tempo. Indagheremo, attraverso l’estetica (branca della filosofia che studia la conoscenza sensibile e la percezione del bello), come questo concetto astratto è mutato nel corso dei secoli.

Un dibattito antico sulla bellezza

Per gli antichi greci la bellezza è qualcosa di oggettivo, una teoria basata su regole, proporzioni che definiscono il bello. Non si limita all’aspetto esteriore ma guarda anche all’etica, secondo la formula καλός καi αγαθός (“bello” e “buono”).

Fino alla metà del ‘700, grazie anche allo storico d’arte Winckelmann , questa concezione di bellezza oggettiva appare dominante. Un nuovo punto di vista arriva dal filosofo Hume:

“la bellezza non è una qualità delle cose: essa esiste soltanto nella mente che le contempla ed ogni mente percepisce una diversa bellezza.”

Se la bellezza è soggettiva, esiste qualcosa che è bello universalmente? Secondo Hume sì, e la risposta risiede nella ricerca di regole del gusto che permettono di pronunciare un giudizio di gusto valido per tutti. Kant riprenderà questa idea parlando di Bellezza soggettiva universale.

Ottocento e Novecento

Con il Romanticismo si ha una rivoluzione: l’interessante prende il posto del bello. Si tratta di una bellezza lontana da norme e regole, non perfetta, ma che suscita emozioni, che attrae per le sue particolarità e unicità. Una bellezza che inizia a legarsi anche all’artificio: ad esempio per Baudelaire la bellezza femminile deve essere costruita attraverso il trucco, le vesti, gli artifici, per celare l’aspetto naturale che è ritenuto invece volgare. 

Nel ‘900, lo sviluppo industriale e le nuove tecnologie, come la fotografia, hanno una forte influenza sulla rappresentazione del bello, che va a legarsi ai nuovi concetti di riproducibilità, serialità, velocità, come è evidente nelle Avanguardie artistiche (dada, surrealismo, futurismo…).

Cos’è la bellezza attraverso l’estetizzazione

Per comprendere come si è evoluta la percezione della bellezza oggi è necessario riferirsi al concetto di estetizzazione, fenomeno per il quale anche ciò che non è propriamente estetico (es. politica, economia, merci, vita quotidiana…) si estetizza. L’estetizzazione passa attraverso tre momenti: il Pop, il Postmoderno e l’Estetica diffusa. 

Il Pop (anni ‘50-‘60) si sviluppa in contemporanea con la cultura di massa e, per riassumere la sua concezione di bellezza, possiamo prendere come riferimento uno dei massimi esponenti della Pop Art, Andy Warhol. La bellezza è ciò che riguarda la superficie delle cose e che non ne indaga il contenuto: il packaging, l’immagine, nel caso dei prodotti; la bellezza artificiale data dal make up, nel caso delle persone, che permette di nascondere i difetti e manipolare la propria immagine.

Come emblema della bellezza, Warhol sceglie la figura di Marilyn Monroe, icona  pop e simbolo di una bellezza di superficie, perché costruita tramite l’immagine della diva e che non dà accesso al reale contenuto. Poco si sa infatti sulla sua vita privata, quando non vestiva i panni di Marilyn (suo pseudonimo) ma era Norma Jeane Mortenson.

Il Postmoderno (anni ’70-‘80), come ci insegna Umberto Eco, è interessato invece dall’estetica iperreale, o kitsch. La bellezza si esprime nella volontà di creare una copia dell’originale, un falso assoluto, in modo che il risultato finale si possa ritenere preferibile al modello di partenza. Il risultato estetico di questo processo è dunque il kitsch, caratterizzato però da eccesso, accumulo, mediocrità a livello qualitativo, distorsione delle proporzioni. 

Infine, la nostra contemporaneità è interessata dall’Estetica diffusa, l’estetica che entra nella vita e nelle pratiche quotidiane (moda, design, tecnologia, cibo, turismo, sport…). La bellezza o la ricerca di essa diventa quindi un fattore che pervade la nostra quotidianità. Ciò è molto evidente se pensiamo al fenomeno dei social network, che consentono alle persone di mettere in scena diversi aspetti della propria vita, scegliendo attentamente cosa mostrare, anche attraverso manipolazioni e “migliorie”, con una costante e quasi ossessiva ricerca del “bello”. 

Ma allora, che cos’è la bellezza?

Ma allora, che cos’è la bellezza? Probabilmente una risposta definitiva a questa domanda non esiste e mai esisterà, e credo sia proprio questa la forza della bellezza. A me piace prendere in prestito la visione di Hume, perché è quella che apre alla libertà e consente di cercare la bellezza anche nei luoghi in cui non ci si aspetta di trovarla.

giulia pacelli GRAPHIC DESIGNER
Articolo di Giulia Pacelli, Designer

Una risposta

  1. Si può rispettare determinati canoni che consacrano la bellezza esteriore ma questa è effimera e temporanea: un fiore può appassire, un frutto può marcire, una ragazza può invecchiare, una costruzione può divenire fatiscente. L’emozione però che essi procurano quando sono ancora freschi e profumati, gustosi o affascinanti durano finchè ne avremo memoria. Posso ancora ricordare il gusto delle pancake che mi preparava mia mamma quando ero bambina. Ricordo il profumo delle erbe di montagna quando andavo in colonia o quello della casa di mia nonna. Ricordo il fascino, la bontà di alcune persone o un luogo incantevole. . L’emozione che ci rende felici, amati, buoni, capaci di ricreare il bello. Questo per me è una bellezza senza fine che supera le barriere del tempo.
    Complimenti Giulia per il tuo interessante post.
    Lucia Drago

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