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Come sviluppare un’idea imprenditoriale in poche mosse

Avete mai sentito parlare di GAFA? È un acronimo con cui si indicano le Big Four, ossia le 4 società dominanti nell’industria tech mondiale (Google, Amazon, Facebook, Apple). Eppure se vi raccontassimo da dove tutto è iniziato non ci credereste… il più delle volte tutto ha inizio in una stanza di un college o in un buio e freddo garage, dove la magia dell’informatica e l’acume imprenditoriale di giovani brillanti, sognatori e stravaganti danno vita ad una startup destinata a diventare “un’impresa-nazione”. 

Partiamo da Google: non è solo un motore di ricerca, ma uno dei più straordinari fenomeni organizzativi della storia. Larry Page e Sergey Brin, allora studenti dell’Università di Stanford, dopo aver sviluppato la teoria secondo cui un motore di ricerca basato sull’analisi matematica delle relazioni tra i siti web avrebbe generato risultati di ricerca migliori, avviarono la loro idea innovativa, registrando il dominio “google.com” il 15 settembre 1997 e successivamente, il 4 settembre 1998, fondarono la società Google. Google è ad oggi una delle società innovative più grandi e note della Silicon Valley ed è considerata the best place to work. Perché? Basta guardare il suo magnifico quartier generale (Googleplex) e ciò che offre ai suoi dipendenti (Googler); e se non lo avete ancora visto, guardate il film Gli stagisti per farvi un’idea.

Era invece il 5 luglio del 1994 quando un giovane americano chiamato Jeff Bezos, allora 30enne del tutto inconsapevole che 25 anni dopo sarebbe diventato l’uomo più ricco del mondo, aveva comprato casa e, nel suo nuovo garage, gettava le fondamenta di quello che sarebbe diventato il più grande negozio globale, Amazon. 

E che dire di Facebook? In principio era Facemash. In una notte di ottobre del 2003, uno studente di Harvard di nome Mark Zuckerberg, reduce da un appuntamento andato a male, si sistemò davanti al computer ed ebbe un’idea: creare un sito dove caricare le foto degli studenti del college. Da cosa nasce cosa e, per farvela breve, a gennaio del 2004 registrò il dominio thefacebook.com (per la storia completa vi invitiamo a guardare il famoso film The social network), segnando la nascita del social network più celebre del mondo.

Last but not leastApple. Nell’aprile 1976 nasce la Apple Computer, ma la storia comincia qualche anno prima, in California, dove due ragazzi giovanissimi e appassionati di elettronica, Stephen Wozniak e Steven Paul Jobs si incontrano a Palo Alto e gettano le reti dell’azienda elettronica più famosa del mondo. 

E ora, dopo aver letto l’incredibile storia di come sono nati e si sono evoluti i giganti tech della Silicon Valley vi starete sicuramente chiedendo: ok bello, ma se volessi lanciare anche io la mia startup qui in Italia cosa devo fare? Da dove inizio? 

Facciamo un passo indietro, innanzitutto cosa è una startup? Come suggerisce il nome stesso, una startup è un’impresa con il potenziale di scalare velocemente. Solitamente questo termine viene usato per business giovani e con una importante componente tecnologica e/o innovativa.

Bene, se come dice Linda Rottenberg, founder di Endeavor, nel suo libro “Crazy is a compliment” , siete folli abbastanza da voler lanciare la vostra startup…siete nel posto giusto; di seguito troverete una piccola guida con i 4 passi fondamentali per avviare il vostro percorso imprenditoriale e innovare lo status quo

1. Da un’idea al prototipo, fail fast – succeed faster!

Ok, hai una buona idea, è arrivato il momento di “validarla” e creare un MVP, un minimum viable product, ossia un prodotto minimo funzionante. Perché? Perché hai bisogno di recepire feedback da potenziali clienti, capire se la tua idea ha mercato e migliorare con step incrementali. So cosa stai pensando: ma, se il mio prodotto non è pronto, non dovrei aspettare? E se mi rubano l’idea? La risposta ad entrambe le domande è ASSOLUTAMENTE NO. Per avere successo con una startup bisogna essere veloci, meglio lanciare una versione beta/base di un’app, e migliorarla mano a mano ascoltando le recensioni dei primi fruitori che aspettare. Nel mondo dell’innovazione (e non solo), è meglio fallire velocemente, imparare la lezione, e ricominciare da capo; il vero valore e il successo di un’impresa non lo fa l’idea ma l’execution di un team che si muove bene e velocemente per raggiungere i propri obiettivi.

2. Il team è il vostro asset più importante

Da soli non si va da nessuna parte, un buon imprenditore/leader lo sa bene e per questo deve necessariamente formare un team eterogeneo. In prima battuta, il fondatore di una startup deve chiedersi quali competenze sono assolutamente necessarie per dare vita alla propria idea? Una volta identificate queste competenze, l’imprenditore deve attrarre talenti dalle università o partecipando alle community e agli eventi che riuniscono i professionisti del mondo dell’innovazione, ricercando persone motivate e che abbiano la volontà di rischiare con lei/lui. La motivazione di un team è importante, spesso è uno degli elementi che un potenziale investitore valuta con attenzione. Un buon modo per incentivare il proprio capitale uman, per spingerlo a crescere insieme alla startup è quello di far entrare i dipendenti nella composizione societaria dell’impresa tramite le stock options

Oltre ad un team forte e coeso, un imprenditore ha bisogno anche di circondarsi di mentori che sappiano consigliarlo lungo questo percorso tortuoso e pieno di sfide. Questi mentori possono essere altri imprenditori che sono già riusciti a fare la exit (quotandosi in borsa o vendendo la propria società), o persone che lavorano nel mondo dell’innovazione e che possono aprirgli le porte giuste al momento giusto.

3. La cassetta degli attrezzi dello startupper

Per mettere a fuoco un’idea imprenditoriale, il primo strumento da utilizzare è senza dubbio il business model canvas, che, grazie ad un approccio visivo, permette di mappare e mettere nero su bianco la catena del valore di un nuovo business. Nella parte sinistra della tabella, vengono elencati gli asset principali della nuova azienda, dai partner, alle attività, alle risorse chiave; a destra invece, ci si concentra sui clienti e su come raggiungerli. Infine, nelle sezioni in basso il focus sono i costi e i ricavi, per valutare la profittabilità dell’impresa.

Una volta completato il business model canvas, è arrivato il momento di preparare un pitch deck, ovvero una presentazione che con poche slides sia in grado di raccontare la visione e la missione della nuova impresa, il modello di business, in cosa si differenzia da altri potenziali competitori etc. Un bravo startupper deve sempre essere pronto a pitchare, dunque a spiegare la propria idea in modo semplice, breve ed efficace ad interlocutori interessati. Per tale motivo, molto spesso, gli imprenditori si allenano a fare gli elevator pitch, dunque a raccontare la startup in soli 3 minuti, il giusto tempo per attrarre l’attenzione di un potenziale investitore.

4. Fundraising, la delicata fase della raccolta capitali

Se siete arrivati al punto 4 di questo breve manuale, siete pronti per avviare davvero la vostra startup e iniziare la ricerca di capitali! Molto spesso però, soprattutto per gli imprenditori alle prime armi, non servono solo i soldi ma anche un supporto strutturato a 360 gradi. Per tale motivo può avere senso rivolgersi ad incubatori e/o acceleratori d’impresa che offrono uffici, servizi e opportunità di creare contatti commerciali, e non solo, alle realtà che ospitano (qui è possibile trovare una lista completa degli incubatori/acceleratori italiani).

Anche per quanto riguarda la raccolta di capitale le strade sono diverse: in prima battuta un imprenditore può chiedere un supporto alle 3F (Family, Friends, Fools – ossia Famiglia, Amici e Folli), ci sono i bandi regionali o di istituzioni pubbliche (un esempio è il programma Smart&Start di Invitalia), oppure rivolgersi alla “rete” tramite il crowdfunding, raccogliendo denaro online in campagne create su apposite piattaforme (un esempio è Eppela).

Un’altra strada è quella di rivolgersi ad un business angel, ossia un investitore privato esperto, che può fornire non solo denaro ma anche il proprio know how ad uno startupper. Ci sono poi i fondi di venture capital, ossia fondi che accolgono il rischio di investire in settori ad alto potenziale di sviluppo, è possibile sempre inviare a questi fondi il proprio deck, oppure aspettare che questi ultimi lancino una call per le candidature. 

Consigli di lettura per i primi passi nel mondo sturtup

E…in conclusione 3 libri da leggere assolutamente per muovere i primi passi nel mondo startup:

  1. The Lean Startup, partire leggeri di Eric Ries
  2. Da 0 a 1 di Peter Thiel
  3. Crazy is a compliment, avere successo andando controcorrente di Linda Rottenberg

E allora… non vi è venuta voglia di innovazione e imprenditorialità?

Per convincervi ancora di più vi invitiamo ad ascoltare attentamente le esperienze concrete oggetto della nostra intervista!

Articolo di Luisa Marotta e Rosanna Celella

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