BLOG

Sono un’insegnante e ogni anno per il mese di novembre realizzo proposte educative di riflessione e di pratica della gentilezza. È stata una bella carica di adrenalina la proposta della redazione di Bella Storia, inaspettata e inconsapevolmente desiderata perché non sempre noi docenti veniamo invitati a parlare di temi lontani dai programmi didattici, temi per cui veniamo investiti dalla società e spesso lasciati soli nell’affrontare un argomento così importante per la crescita di una persona. 

EDUCARE & GENTILE

Prima di entrare nel vivo dell’argomento vorrei che provassimo a capire il significato di queste due parole: “educare” e “gentile”.

Innanzi tutto, stacchiamoci dall’idea secondo cui educare voglia dire impartire lezioni, dire ciò che si fa e ciò che non si fa, questo sarebbe un istruire o un riempire teste: educare vuol dire tirare fuori, condurre; mentre il dizionario alla parola gentile ci riporta “persona di modi amabili e garbati, che denota educazione, cortesia, che è capace di sentimenti nobili ed elevati”.

Essere gentili è essere capaci di atti gratuiti, di sguardi più attenti, di parole dal suono e significato sorridente e inclusivo. 

In classe capita ogni giorno l’occasione di educare alla gentilezza: è un lavoro sotterraneo, spesso invisibile, che va di pari passo con l’aspetto didattico, lavorando in gruppo, rispettando le idee di ciascuno, fare da tutor al compagno in difficoltà, coinvolgere o prendere le difese di un compagno. Tuttavia, potenziare l’empatia e avviare alla gentilezza con attività mirate favorisce l’aumento della consapevolezza di questo modo di essere, del necessitare degli altri per vivere serenamente insieme in modo da rendere i rapporti autentici, alla pari, inclusivi: azioni e atteggiamenti che sono un’arma contro l’ostilità, la discriminazione e l’esclusione.

Ma la gentilezza si può imparare?

Certamente, ci si deve allenare però, questo è certo! Educare alla gentilezza, è una pratica e come tutto ciò che facciamo nel quotidiano richiede esercizio. 

Allora perché non pensare ad una “palestra di gentilezza” una serie di attività mirate a rinforzare il muscolo del cuore, e quelli del sorriso!

Nella mia esperienza da maestra ogni anno propongo un’attività diversa per il mese di novembre, il mese in cui ricade, grazie agli amici giapponesi che dal 1988 hanno promosso la Giornata Mondiale della Gentilezza diffusasi in tutto il mondo.  Un anno ho proposto il calendario dell’avvento dei gesti gentili dove i bimbi ogni giorno erano invitati a compiere azioni gesti e doni verso un amico o altre persone del loro quotidiano, un altro anno abbiamo realizzato dei piccoli dialoghi di gentilezza di semplici azioni giornaliere scelte dai bambini in lingua inglese, e ancora una riflessione sul significato di “parole della felicità” che ci portano ad essere attenti agli altri e alle emozioni degli altri trascrivendo il proprio pensiero, la propria emozione o una propria esperienza con un piccolo pensiero o facendo un disegno.

Cosa significa per te gentilezza?

Quest’anno i miei bimbi sono più grandi per cui abbiamo realizzato un laboratorio di filosofia realizzando una mappa mentale sulla gentilezza partendo dalla visione di un video e da una domanda stimolo: cosa significa per te gentilezza? Mi hanno sorpreso, perché nel loro essere bambini sono riusciti ad esprimere concetti chiari con esempi concreti. Ho chiesto loro di tenere per una settimana un diario di gentilezza su cui appuntare tutti i gesti che secondo loro possono essere stati gentili nei confronti di altri. Sono molto curiosa delle riflessioni che condivideranno, anzi, che condivideremo, terrò anche io il mio diario, perché condurre alla gentilezza è anche «mostrare come si fa una cosa» volendo citare una mia alunna. 

Sono infinite le proposte da realizzare insieme ai bambini, basta lasciarsi aiutare dal cuore e da un pizzico di creatività: la cassetta della posta della gentilezza, il barattolo delle parole da donare, la costruzione di piccoli oggetti o segni che esprimono un’attenzione come un sasso “della gentilezza” dipinto, un segnalibro gentile, un piccolo libro da costruire con delle frasi, un cibo da scambiare.

Il mondo degli adulti

Queste proposte potrebbero essere realizzate anche da chi non “naviga” tra i banchi di scuola, in famiglia e nei luoghi frequentati dai bambini e che investono un ruolo educante. Il mondo degli adulti ha il dovere di prendersi cura del loro mondo affettivo stimolandoli con pratiche di attenzione all’altro, pratiche prosociali, e lasciarsi contagiare da una ventata di positività e di sorrisi. Perché la gentilezza è contagiosa e anche feconda: genera coraggio, gratitudine, benessere (cit. G.Favaro) 

Immagine che contiene testo

Descrizione generata automaticamente
Mappa mentale sulla gentilezza realizzata da alunni di classe IV

Articolo di Carmen Panno – Insegnate scuola primaria

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Stay in Touch.

Sii Creativo...

Sii Originale...

Sii Innovativo...