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IL CAMMINO DI SANTIAGO : Tra Corpo, Mente e Anima.

Quando senti un forte “desiderio” di partire, non indugiare: prepara zaino e scarpe e vai!

Ma verso dove, verso cosa, verso…chi?

Domanda semplice, anche scontata ma a cui il pellegrino sa rispondere poco perché nella sua “scelta” c’è poco di razionale, di codificabile, di spiegabile….se non quel “forte desiderio” che pervade tutto l’essere.

Andare, percorrere sentieri in villaggi, boschi, radure, villaggi e procedere su un solco tracciato nei secoli da pellegrini che andavano verso Compostela con lo scopo di poter realizzare una conversione del cuore, magari dopo aver compiuto qualche grave mancanza. 

Sì, lo scopo originario del Cammino di Santiago era quello di fare un cammino di penitenza per espiare delle colpe. 

Vi si recavano pellegrini da tutta Europa tanto che sono tracciati più percorsi e, tra i più frequentati, ricordiamo il Cammino Francese (da Saint Jean Pied de Port, in territorio francese), il Cammino Portoghese (che origina da Lisbona in Portogallo), il Cammino Inglese (denominato così perché frequentato maggiormente da pellegrini che scendevano a Ferrol  o A’ Coruna dall’Inghilterra), ed ancora il Cammino del Nord, il Primitivo, quello delle Plata ecc.

Il Cammino di Santiago, tra mito e leggenda,

Il Cammino di Santiago, tra mito e leggenda, ha una sua storia che parte da molto lontano ed origina e ruota intorno alla figura del grande amico e Apostolo di Gesù, Giacomo il Maggiore.

Giacomo, dopo la morte del Maestro, tra le sue peregrinazioni in Europa, rimane ad annunciare il Vangelo in Galizia, regione a nord-ovest della Spagna dove è molto amato ed apprezzato.

Al ritorno in Palestina Giacomo, di cui sono noti il valore e la forza, viene fatto decapitare da Erode Agrippa I, nipote di Erode il Grande; ma la storia non finisce qui, anzi sembra proprio iniziare da qui.

Infatti, due dei suoi fedeli discepoli, Teodoro e Attanasio, ne trafugano il corpo  per conservarne i resti e scappano lontano. Il viaggio si colora di leggenda e sembra che i due siano aiutati da un Angelo a portare le sue spoglie proprio nella terra che lo aveva tanto amato.

La barca attracca nel porto romano di Iria Flavia e i due discepoli portano il corpo in un bosco più interno.

Passò il tempo e…ci si dimenticò di Giacomo!!!!  

Dobbiamo arrivare intorno all’anno 800 circa DC, in un clima di forte espansione della Cristianità in Europa, favorita da Carlo Magno quando, in quella stessa regione spagnola, un eremita di nome Pelagio, ha in sogno la rivelazione che l’Apostolo Giacomo è sepolto in quella zona nei pressi della piccola Chiesa del luogo. I parrocchiani tutti sono convinti che il luogo sia proprio quello dove da un periodo compaiono delle strane luci, come stelle.

Alla notizia, il Vescovo Teodomiro organizza le ricerche e viene trovata una piccola necropoli e i corpi di tre uomini, uno dei quali senza testa.

Viene decretato che quello fosse il Corpo dell’Apostolo Giacomo e la notizia si diffonde rapidamente fino ad arrivare al Papa Leone III che ne riconosce il ritrovamento e ne divulga la notizia a tutti i sovrani cristiani. Fu nell’ 825 DC che Alfonso il Casto, Re delle Asturie, andò a piedi con tutta la sua corte ad onorare il Santo e può essere definito il primo pellegrino famoso di cui si ha memoria e che rimase così colpito da questo viaggio che ordinò la costruzione della prima Chiesa che ha avviato la nascita della città di Santiago de Compostela (da Campo delle Stelle). 

Il pellegrinaggio

Il pellegrinaggio, in tutti i suoi percorsi, favorisce l’edificazione di Chiese, monasteri, locande, villaggi e nascono e si sviluppano delle Congregazioni che tutelano i viandanti.

Il Cammino è citato da Dante nella sua Opera ed è anche percorso da San Francesco d’Assisi.

Intorno al 1500 il Cammino subisce un grosso declino in seguito a mutazioni storiche tanto che, uno degli arcivescovi di Santiago, temendo il trafugamento delle spoglie dell’Apostolo  dai Corsari Inglesi, le fece nascondere e non se ne parlò più per circa trecento anni.

Ritrovata l’urna, in seguito a dei lavori nella cattedrale, il Cammino non si ravvivò.

Chi ha ridato slancio e vigore al Cammino di Santiago è stato Papa Giovanni Paolo II con la sua Visita al Santuario, con l’individuazione di Santiago come sede di una delle GMG.

Nel 1993 l’UNESCO decreta il Cammino di Santiago  Patrimonio dell’Umanità.

Ma perché oggi ci si mette in Cammino?

Sono numerosi gli studi che vengono intrapresi, i dati che vengono raccolti, le ricerche che vengono condotte per comprendere il motivo per cui molte persone da tutto il mondo si recano in Spagna per percorrere strade non sempre facili, non sempre semplici e scorrevoli, che conducono alla tomba dell’Apostolo Giacomo e le risposte che ne derivano sono a volte discordanti perché non si riesce a comprendere fino in fondo il “mistero” che muove tante folle.

I pellegrini vanno dall’alba di tutti i giorni dell’anno, ma maggiormente in estate, per chilometri passando nei boschi, in strade polverose, guardando torrenti, scalando monti, camminando su pietre e percorrendo ripide salite e discese a volte rovinose verso una meta tanto desiderata e spesso non sanno da dove gli derivi tutta la forza.

Accolgono l’imprevisto, condividono pezzi di vita, sono aperti alla novità del momento e alla sorpresa dietro l’angolo. Danno il benvenuto alla pioggia e si fanno bruciare dal sole. Trascinano uno zaino per chilometri ritenendolo la casa sulle spalle.

E tutto questo, all’arrivo nella piazza de ‘Obredoiro, diventa una gioia talmente grande da esplodere in pianto, in canto, in risata, in abbracci.

E nulla è più come prima.

Il cuore è trasformato, la mente vive una nuova dimensione, gli spazi di vita si dilatano, le “cose” assumono valore e significato diverso, si modificano le priorità, ci si sente in pace con il mondo intero, si abbattono barriere.

L’impossibile diventa possibile.

Anche la mia esperienza di pellegrina è iniziata qualche anno fa mossa dal “grande desiderio” di partire. 

Paura e senso di inadeguatezza mi hanno accompagnata in tutta la fase preparatoria, ma all’aeroporto è svanito tutto: ciò che avevo nel cuore era il desiderio di andare.

In quindici giorni di cammino,  320 km  percorsi e poi altri negli anni successivi, ho provato dolori, stanchezza acuta, crampi, anche fame. Ma ogni salita, ogni discesa, ogni km erano diventati delle sfide da superare.

Ad ogni piccolo traguardo, una grande gioia! E le paure piano piano scomparivano lasciando il posto all’affidarsi, ogni piccolo problema diventava il nodo da sciogliere, ogni incontro diventava occasione di relazione autentica, ogni sentimento esigeva di essere manifestato.

Sul cammino non c’è bisogno di sembrare qualcun altro, non servono maschere.

Si fa solo ciò che serve fare. Non ci si perde in orpelli inutili.

L’alba si contempla come pure il tramonto.

Sul Cammino succedono cose strane nel senso che sperimenti la Provvidenza in tutta la sua potenza: hai una sete incredibile e ti sbuca una fonte, desideri sederti e compare un tronco, arrivano soluzioni ad ogni minima difficoltà e il più delle volte non ti spieghi come succeda.

Una mattina ancora prima dell’alba pensavo di essermi persa quando vedo una stella cadente che mi indica una direzione.

Ma come può essere tutto questo? Non lo so.

Non so come sono riuscita a vivere tanti giorni con un solo paio di scarpe, tre magliette, tre pantaloni, poca biancheria, pochi soldi, un cappello e due bastoncini.

So solo che pochi giorni ti fanno vivere le esperienze umane di una vita, ti danno una immagine di te stessa che non riesci a cogliere in anni, ti fanno avere la contezza di quanto potenziale hai, ti fanno arrivare nel profondo della tua anima come non riesci in altri momenti per gli eccessivi “rumori” del quotidiano, ti insegnano a dosare le energie, a capire ciò che è veramente utile per te, ti fanno eliminare l’inutilità di parole, passi, soste e te ne fanno conquistare altri.

Ci ritornerei?

Certo che si!!!

La fatica a volte mi ha scoraggiata e mi ha fatto pensare “ma chi me lo ha fatto fare!”, ma al primo ruscello nel bosco, al nuovo canto di un uccellino, alla prima brezza fresca o alla prima chiesetta abbandonata, tutto prendeva nuove forme, nuovi colori, nuova forza e…via più veloce!

Lo consiglierei?

Certo che si!!! Ma solo a chi ha il forte desiderio di fare un “Cammino dell’anima”.

Altro non so dire perché non è facile dare corpo alle proprie emozioni. Le vivi e basta.

A chiunque chiedi (anche a me stessa) “che cosa ti ha lasciato il Cammino” la risposta è unanime:

“La voglia di …ripartire”.

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