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Le passioni non hanno genere: Rosa e l’amore per il calcio

La mia passione per il calcio è nata con me.

Le passioni non hanno genere ed io ne sono la prova.

La mia passione per il calcio è nata, credo, con me. Non ho mai giocato con le bambole e, quelle che qualcuno mi regalava le trasformavo in un pallone alternativo.
Con mio fratello e i miei cugini da piccoli passavamo le giornate a giocare in piazza, nel cortile di casa, con ogni cosa che potesse essere assimilabile ad una sfera (come tanti ho confezionato palloni con accumuli irregolari di carta e scotch).

Andavo in piscina, ma all’età di 6 anni ho capito che giocare a calcio mi rendeva davvero felice, quindi ho deciso di abbandonare il nuoto e dedicare il mio tempo libero unicamente a questo sport.
Ovviamente nei paesi vicini al mio non esistevano squadre femminili, quindi ho iniziato ad allenarmi con la squadra di mio fratello, tutti ragazzini.
Inizialmente non e’ stato semplicissimo perché come era strano per me essere l’unica bambina, lo era anche per tutti loro.

Le passioni non hanno genere

Vi racconto un aneddoto che riguarda la mia prima visita medica sportiva, il medico appena ha letto il mio nome nella lista, voltandosi verso di me e pensando ci fosse un errore esclamò ”ma è una femmina!”.
Fortunatamente con gli anni sono diventata parte integrante della squadra e non mi sono mai piu’ sentita a disagio insieme a loro.
Per 10 anni ho giocato sempre con la stessa squadra (maschile), poi ho dovuto lasciare i miei compagni perché il regolamento sportivo ammette squadre miste fino a 16 anni.

La prima volta in una squadra femminile

Non ho mai rinunciato al calcio, anche grazie a chi credeva in me.
Ho continuato a fare allenamento con i vecchi compagni per qualche tempo e poi ho iniziato a giocare in una squdra di calcio a 5, questa volta femminile, in un paese vicino.

Successivamente ho giocato per il benevento under 17 come fuori quota per un anno. Nel 2020 ho iniziato l’università a Roma, ma non ho abbandonato questa mia passione perché tutt’ora continua ad essere uno sport che mi fa stare bene sia mentalmente che fisicamente, e mi trasmette tanta gioia.
Attualmente gioco nella squadra femminile “il grifone giallo verde” di calcio a 11.
Nel mio percorso ho incontrato diversi allenatori, con diverse idee e diversi modi di allenare. Sono grata a tutti per avermi sempre fatto sentire parte integrante del gruppo, per avermi sempre spronato a non abbandonare questa passione.
Tra tutti, quello a cui devo di più è sicuramente mister Francesco, a lui ho sempre chiesto consigli, suggerimenti, e lui ha sempre saputo darmi quello giusto.
Sono felice che il calcio femminile si stia riscattando, e si stia ritagliando uno spazio sempre più importante a livello sia nazionale che internazionale.  

Ora passiamo la “palla” al suo mister

Intanto ringrazio Rosa per le belle parole, spero di aver trasmesso a lei come ai tanti ragazzi che ho incontrato nel mio percorso quei valori sani che devono essere le fondamenta non solo per il calcio ma per lo sport in generale.
Alla parola mister preferisco sempre quella di educatore, perché il nostro compito e ruolo quando si ci approccia ai ragazzi nella fase della vita che va dai 5 ai 16 anni è innanzitutto quello di educarli ai valori veri dello sport.

Il rispetto degli avversari, dell’arbitro , dei compagni, il rispetto delle regole, la lealtà sportiva sono principi cardine che ho sempre cercato di trasmettere.
Le vittorie, le soddisfazioni personali, il raggiungimento di obiettivi personali e comuni sono aspetti secondari rispetto a questo, gratificanti ma non indispensabili nella crescita dei piccoli atleti.
Rosa nella sua storia ha toccato tutte le tematiche riguardanti il calcio e il mondo femminile, vedere la donna con gli scarpini come diversa, le difficoltà inziali di integrazione, la non organizzazione e le difficoltà per trovare una squadra femminile in zona.
Ecco tutto questo fa un po’ parte delle nostre realtà, anche se qualcosa sta cambiando.

Qualche passo in avanti…

Donna-calcio sembra un connubio che oggi è più facile comprendere, sicuramente il gruppo azzurro che ha partecipato ai mondiali 2019, che ha fatto innamorare l’Italia intera, ha dato una spinta incredibile al movimento calcistico femminile. Dopo il mondiale si è avuto un boom di iscrizioni e club che hanno iniziato a lavorare sul serio, pensate che Rosa ha iniziato ben 10 anni prima del 2019 con un gruppo di tutti ragazzi, combattendo i pregiudizi che ancora resistono nella nostra società.
Sicuramente rispetto a 10 anni fa si sono fatti enormi passi in avanti, ma bisogna ancora lottare a livello sociale, superare i pregiudizi e mettere in campo un rinnovamento culturale che permetta di abbattere queste barriere che esistono soltanto nelle nostre menti.
Il calcio, come lo sport in generale, è un’attività che tutti devono poter praticare. Il tema centrale è: fare ciò che ti rende felice, e Rosa lo ha sottolineato in maniera chiara “il calcio mi fa stare bene, mi trasmette gioia”.

Notizie dal Mondo che danno speranza


Due notizie di queste settimane sono balzate alla cronaca che riguardano il mondo del calcio femminile, una dagli Stati Uniti e l’altra dagli Emirati Arabi.
Negli Stati Uniti il calcio femminile il 22 febbraio 2022 ha vinto una lunga battaglia legale durata anni che le ha permesso di ottenere la parità salariale rispetto al mondo maschile. 

Ovviamente il tema negli Stati Uniti è l’aspetto economico, questo attesta quanto il mondo calcistico femminile abbia fatto passi da gigante negli USA, e sia avanti anni luce rispetto ad altre nazioni.
L’altra notizia è del 20 febbraio, vittoria storica delle calciatrici dell’Arabia Saudita, che hanno battuto le rivali delle Seychelles in un’amichevole disputata nelle Maldive.

La storicità della notizia non è tanto la vittoria, quanto la disputa della partita da parte delle saudite nel loro classico completo, maglia verde e pantaloncini bianchi.
Una notizia unica se si pensa che fino a quattro anni fa le donne in Arabia Saudita non avevano nemmeno il diritto di andare allo stadio, fino a qualche mese fa giocavano con velo e pantaloncini lunghi e che inoltre la squadra nazionale si è formata appena un mese fa.
Tutto questo fa ben sperare, e deve essere una spinta per tutto il mondo calcistico femminile, perché come ho detto prima lo sport è di tutti, il calcio è per tutti, per tutti quelli che hanno passione di indossare scarpini e dare calci ad una sfera che rotola. 



Articolo di Rosa Lavorgna e Francesco Riccio

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